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"Quando la terra dorme" - acquaforte su zinco
Per gentile permesso dell'autore   Roberto Tonelli


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i miei occhi sono bruciati dentro i tuoi occhi, dentro
---------------------------------i tuoi pacchi: sono bruciati
come ragni bruciati, come giornali, come giorni:
------------------------------------------i miei occhi di felci
e di fieni e di fiati: che sono bruciati come mani
------------------------------------------bruciate, come vetri
bruciati, come pipe:
----------------------i miei occhi che sono bruciati come
------------------------------------gli occhi che sono bocche:
che cantano: e ti cantano questa canzonetta, in
------------------questo reparto speciale, al San Martino:
----------------------------------------------------(marzo 1976)


Edoardo Sanguineti, poeta
(da Postkarten 1976)



E ti vengo a cercare

E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà.
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
essere un'immagine divina
di questa realtà.
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza

Franco Battiato, cantautore
(dall’album Fisiognomica del 1988)

La versione originale di Battiato su You Tube

L’uso che ne ha fatto Nanni Moretti nel film Palombella rossa del 1989

Fortezza

E certe notti un pensiero:
Non sanno non sanno che tu
Resisti infinito infinita
Pazienza del cuor-di gesù:
Mio tra crescermi e dormienza
Pulviscolo d’onnipresenza –
Non nato imprendibile spacco
Tra esserci ancora e mai più:
Di crinale in crinale
Estranei regni a un minimo volare
Bruciare alla speranza
Breve lume, nuda stanza

Giovanni Giudici, poeta
(da Fortezza 1988)




Notturno delle tre

La ragazza lo sa
come non farmi dormire
la ragazza lo sa
e lo sapeva già bene ancora prima di uscire
lei cammina dondolando
e non ancora al portone
sperimentava su me
il passo poco innocente
di chi innocente non è.
La ragazza ci lascia qui
nella casa deserta
senza luce nè candela
e una persiana che rimane aperta
tutta la gente non sa
dietro quale segreto
dietro quale divieto si perde una notte
così
tutta la gente non sa
dietro quale dolore
se dolore c'è
quando son quasi le tre.
La ragazza invece lo sa
lei che cammina dondolando
sulla strada di casa
in qualche vetrina buia si starà specchiando
e passerà un lampione, un muro, un ponte, un bar
poi passerà anche me
e quasi senza dolore per tutti e due
passeranno le tre.
E passerà un'automobile, e un'ombra e un tram
e poi passerà anche me
e quasi senza dolore
anche questa notte passeranno le tre.
La ragazza lo sa
come non farmi dormire
la ragazza lo sa
e lo sapeva già bene ancora prima di uscire
lei cammina dondolando
e non è ancora al portone
sperimentava su me
il passo poco innocente
di chi innocente, per fortuna, non è

Ivano Fossati, cantautore
(dall’album Canzoni a raccolta del 1998)

La versione di Mina-Fossati (dall’album Veleno del 2002) su You Tube


Alla beatrice

Beatrice sui tuoi seni io ci sto alla finestra
arrampicato su una scala di corda
affacciato dal fuori in posizione precaria
dentro i tuoi occhi celeste vetro
dentro i tuoi vizi capitali
dentro i tuoi tremori e mali


Beatrice sui tuoi seni io ci sto a spiare
ciò che fanno seduti intorno a un tavolo
i tuoi pensieri su sedie di paglia
ospiti appena arrivati o sul punto di partire
raccolti sotto la lampada gialla
uno che ride uno che ascolta e uno che parla


Beatrice dai tuoi seni io guardo dentro la casa
Dalla notte esteriore superstite luce
Nella selva selvaggia che a te conduce
Dalla padella alla brace
Estrema escursione termica che mi resta
Più fuoco per me tua minestra


Beatrice – costruttrice
Della mia beatitudine infelice


Beatrice dai tuoi seni io vengo a esplorare com’è
La stanza dove abitare
Se convenienti vi siano i servizi
E sufficiente l’ordine prima di entrare
Se il letto sia di giusta misura
Per l’amore secondo natura.
Beatrice dunque di essi non devi andare superba
Più che dell’erba il prato su cui ci sdraiamo
Potrebbero essere stracci non ostentarli
Per tesori da schiudere a viste meravigliate
I tuoi semplici beni di utilità strumentale
Mi servono da davanzale

Beatrice – dal verbo beare

Giovanni Giudici, poeta
(da Oh Beatrice 1972)



Margherita

Io non posso stare fermo
con le mani nelle mani
tante cose devo fare
prima che venga domani
e se lei già stà dormendo
io non posso riposare
farò in modo che al risveglio
non mi possa più scordare
perché questa lunga notte
non sia nera più del nero
fatti grande dolce luna
e riempi il cielo intero
e perché quel suo sorriso
possa ritornare ancora
splendi sole domattina
come non hai fatto ancora
e per poi farle cantare
le canzoni che ha imparato
io le costruirò un silenzio
che nessuno ha mai sentito
sveglierò tutti gli amanti
parlerò per ore ed ore
abbracciamoci più forte
perché lei vuole l'amore
poi corriamo per le strade
e mettiamoci a ballare
perché lei vuole la gioia
perché lei odia il rancore
poi coi secchi di vernice
coloriamo tutti i muri
case, vicoli e palazzi,
perché lei ama i colori
raccogliamo tutti i fiori
che può darci primavera
costruiamole una culla
per amarci quando è sera
poi saliamo sù nel cielo
e prendiamole una stella
perché margherita è buona,
perché margherita è bella
perché margherita è dolce,
perché margherita è vera
perché margherita ama
e lo fà una notte intera
perché margherita è un sogno
perché margherita è il sale
perché margherita è il vento
e non sa che può far male
perché margherita è tutto
ed è lei la mia pazzia
margherita, è margherita
margherita adesso è mia
margherita, è margherita
margherita è mia...

Riccardo Cocciante, cantautore
1976

Margherita di Riccardo Cocciante su You Tube

Donne appassionate

Le ragazze al crepuscolo scendono in acqua,
quando il mare svanisce, disteso. Nel bosco
ogni foglia trasale, mentre emergono caute
sulla sabbia e si siedono a riva. La schiuma
fa i suoi giochi inquieti, lungo l’acqua remota.

Le ragazze han paura delle alghe sepolte
sotto le onde, che afferrano le gambe e le spalle:
quant’è nudo, del corpo. Rimontano rapide a riva
e si chiamano a nome, guardandosi intorno.
Anche le ombre sul fondo del mare, nel buio,
sono enormi e si vedono muovere incerte,
come attratte dai corpi che passano. Il bosco
è un rifugio tranquillo, nel sole calante,
più che il greto, ma piace alle scure ragazze
star sedute all’aperto, nel lenzuolo raccolto.

Stanno tutte accosciate, serrando il lenzuolo
alle gambe, e contemplano il mare disteso
come un prato al crepuscolo. Oserebbe qualcuna
ora stendersi nuda in un prato? Dal mare
balzerebbero le alghe, che sfiorano i piedi,
a ghermire e ravvolgere il corpo tremante.
Ci son occhi nel mare, che traspaiano a volte.

Quell’ignota straniera, che nuotava di notte
sola e nuda, nel buio quando muta la luna,
è scomparsa una notte e non torna mai più.
Era grande e doveva essere bianca abbagliante
perché gli occhi, dal fondo del mare, giungessero a lei.


Cesare Pavese, poeta e scrittore (1908-1950)
(dalla raccolta Lavorare stanca del 1936-43)


Dopo le sei

Mangiano più gelati e panna
da settant’anni in su
che in tutta la loro vita di ragazze,
adesso o mai più…
senza chimere o tabù
la vita vale un Perù…
Ieri cavalcavano nel vento
anche meglio di noi,
nel fango, nel coraggio e nelle smorfie
come gli eroi…
Ah, le vedi qui, all’ora del peccato, direi
più o meno dopo le sei…
Normandia, Normandia
guardale e poi mi dirai…
soavi a nuoto nel mare dei guai,
ma gliene importa assai…
Pigre, non è vero niente affatto,
trottano, sai mai,
e leggono e si tengono al corrente
e usano, lo sai,
profumi intensi perché
la vita intensa lo è…
Sotto deliziosi cappellini in bilico, hu hu…
ti guardano
e chiunque tu sia stato
ti dànno del tu…
e leccano, leccano… adesso o mai più…
zibibbo al lampo che fu…
Normandia, Piccardia,
guardale, e poi mi dirai…
col naso al vento, e nell’anima
uno spavento di felicità…
scuderia, lotteria,
gli occhi che dicono: sì…
guardan nel vuoto
se tu sei lì, dopo le sei…


Paolo Conte, cantautore
(dall’album Aguaplano del 1987)

Dopo le sei di Paolo Conte su You Tube

Da Canti popolari toscani 1841

Vattene bella, vattene a dormire:
il letto ti sia fatto di viole:
al capezzale ti possa venire
dodici stelle, e tre raggi di sole.
E ti possa venire la luna in fronte:
ricordati di me, figlia d’un conte.
E ti possa venire la luna in capo.
Ricordati di me giglio incarnato.
E ti possa venir la stella ai piedi;
ricordati di me quando ti levi.

E ti credevi con le tue parole
D’un tigre, d’un leon farlo un agnello:
e ti pensavi di aver fermo il sole,
l’acqua del mare di farne un vasello.
Ti pensavi di avermi alla catena:
m’avevi per un filo a malapena.
Ti pensavi d’avermi incatenato:
m’avevi per un filo e s’è strappato.

Quando sentirai dir che sarò morta,
ogni mattina alla messa verrai.
Arriverai a quell’oscura fossa,
all’acqua benedetta mi darai.
E allor dirai: ecco lì quell’ossa
Di quell’amante che tanto straziai.
Allor dirai: decco qui il mio bene.
E lui è morto, e a me morir conviene.

O rondinella che voli per l’aria,
ritorna addreto, e fammelo un piacere,
e dammela una penna di tu’ alia
che scriverò una lettera al mio bene.
Quando l’avirò scritta in carta bianca,
ti renderò la penna che ti manca.
Quando l’avirò scritta in carta d’oro,
ti renderò la penna e il tuo bel volo.


Niccolò Tommaseo, linguista, scrittore, poeta, patriota (1802-1874)



Via del campo

Via del Campo c’è una graziosa
Gli occhi grandi color di foglia
Tutta notte sta sulla soglia
Vende a tutti la stessa rosa.

Via del Campoc’è una bambina
Con le labbra color rugiada
Gli ochhi grigi come la strada
Nascono fiori dove cammina.

Via del Campo c’è una puttana
Gli occhi grandi color di foglia
Se ti amarla ti vien la voglia
Basta prenderla per la mano.

E ti sembra di andar lontano
Lei ti guarda con un sorriso
Non credevi che il paradiso
Fosse solo lì al primo piano.

Via del Campo ci va un illuso
A pregarla di maritare
A vederla salir le scale
Fino a quando il balcone ha chiuso.
Ama e ridi se amor risponde
Piangi forte se non ti sente
Dai diamanti non nasce niente
Dal letame nascono i fior.


Fabrizio De Andrè, cantautore
(1967)

Via del campo di De Andrè su You Tube

 ©  Società Dante Alighieri -   Ottawa
Pagina aggiornata 23 Gennaio - 2011
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